Menotti Pertici

Profilo del Pittore



Menotti Pertici nasce a Montopoli V.A. il 22 Marzo 1904 da modesta famiglia. Il padre era dedito al mercato del pollame. La sua formazione di autodidatta vocato alla pittura ebbe solide fondamenta, sulle quali strutturarsi, con la venuta a Montopoli di SILVIO BICCHI. Nel 1926 Menotti Pertici aveva 22 anni e la sua frequantazione con il Maestro, salve sporadiche pause, ebbe caratteri di familiare continuità. Anche Alberto Salietti presente e operante nei mesi estivi degli anni 1930-35, nel ridente centro valdarnese, lo volle in particolare dimestichezza. Dal 1938 al 1940 il nostro si reca in Cirenaica - Africa -, a Bengasi, a dipingere; rientra in Italia con l'aprirsi delle ostilità belliche. Lascia nuovamente la patria, e stavolta per l' Argentina, negli anni dal 1952 al 1958. Vive e lavora con scarso successo a Buoneos Aires. Si sposa per procura, ha una figlia, Rita, e rientra a Montopoli. Qua nasce il secondo figlio Riccardo. Muore nel paese natale nell'anno 1966.

Alto di statura, dai timidi occhi chiari, di introverso carattere, Menotti Pertici fu il pittore di Montopoli, il discreto - genius loci - disposto a mettersi in compagnia, a collaborare, a imparare, da chi preso dalla suggestione del paese si stabiliva e vi soggiornava per dipingere.

Alla ventennale frequentazione di Bicchi, sono da aggiungere le influenze di Salietti, e la collaborazione prestata a Luigi Gajoni al tempo della decorazione del soffitto dell' antica Pieve di Montopoli dei SS. Stefano e Giovanni.

La decisa influenza dei macchiaioli mediata attraverso l'insegnamento del Bicchi, e quanto egli ebbe  a vedere e confrontare dell' arte di Salietti e Gajoni, non indusse l'espressione sua a dar di fuori dagli onesti argini di un ruscellare nativo discreto e suadente. Vendeva pastelli a modestissimi prezzi ad un mobiliere carrarese che ne faceva dono agli aquirenti di camere e  salotti, e tirando avanti con decoro non tralasciava, lontano da squilli di fanfare e da polemiche, di ricercare con umiltà il timbro autentico di un suo possibile e riconoscibile linguaggio.

Anche le sue sortite fuorivia, le uscite in campo aperto, Africa e America del sud, non dettero i risultati sperati, non era mattatore da farsi di prepotenza alla ribalta, e da alzare la voce.

Ritornava in paese, gli amici di Montopoli e del contado lo raccoglievano a braccia aperte, lui riattaccava il filo sui motivi cari alla sua sensibilità ed al suo cuore.

Negli ultimi anni, indebolito nel fisico, cedeva con frequenza al male ed alla sfiducia affondando in lunghe pause di scoraggiamento.

Il giorno che morì disse : - Mi sento tanto male ….. ho bisogno di riposo e di silenzio - Era il 16 Novembre del 1966.

Da quanto rimane di lui ( e non è poco ), fatti i debiti e normali tagli della produzione condizionata dalle dure necessità del vivere, emerge il poetico temperamento di un fine pittore, attratto dai verdi azzurri silenzi delle colline valdarnesi e dotato di una non ordinaria semplicità di visione, ma coltivata e aristocratica.

San Miniato Gennaio 1971 DILVO LOTTI